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                                    diario del gatto lupesco

                                                          

                                                    

                                           

 

 

 

                       

                       

                        20 agosto 2010

                                             insetti sull'acqua

 

                         11 luglio 2009

                        un ragno ha tessuto tra la lampadina, la volta e il muretto

                        e non c'era vento

                        e non c'erano altri punti di appoggio

    4 marzo 2009

    Un altro gatto steso sull'asfalto, ieri sera; stamattina ne restava una macchia di sangue,

    gli spazzini l'hanno spazzato e buttato tra i resti dei nostri pasti.

               

                3 marzo 2009

                riprendo il diario con un testo giullaresco:

Detto del Gatto Lupesco

(anonimo fiorenitino del ‘200)

 

Sì com’altr’uomini vanno,

chi per prode e chi per danno,

per lo mondo tuttavia,

così m’andava l’altra dia

per un cammino trastullando

e d’un mio amor già pensando

e andava a capo chino.

Allora uscìo fuor del cammino

Ed intrai in uno sentieri

Ed incontrai duo cavalieri

De la corte de lo re Artù,

che mi dissero: «Chi·ssei tu?»

E io rispuosi in salutare:

«Quello ch’io sono, ben mi si pare.

Io sono un gatto lupesco,

che a catuno vo dando un esco,

chi non mi dice veritate.

Però saper voglio ove andate,

e voglio sapere onde sete

e di qual parte venite».

Quelli mi dissero: «Or  intendete,

e vi diremo ciò che volete,

ove gimo e donde siamo;

e vi diremo onde vegnamo.

Cavalieri siamo di Bretagna,

che vegnamo de la montagna

che·ll’omo appella Mongibello.

Assai vi semo stati ad ostello

per apparare ed invenire

la veritade di nostro sire

lo re Artù, ch’avemo perduto

e non sapemo che·ssia venuto.

Or ne torniamo in nostra terra,

ne lo reame d’Inghilterra.

A Dio siate voi, ser gatto,

voi con tutto ‘l vostro fatto».

E io rispuosi allora insuno:

«A Dio vi comando ciascheduno».

Così da me si dipartiro

li cavalieri quando ne giro.

E io andai pur oltre addesso

per lo sentiero ond’iera messo,

e tutto ‘l giorno non finai

infin a la sera, ch’io albergai

con un romito nel gran diserto,

lungi ben trenta miglia certo;

ed al mattino mi ne partìo,

sì acomandai lo romito a Dio.

Ed ançi ch’io mi ne partisse,

lo romito sì mi disse

verso qual parte io andasse:

veritade non li celasse.

E io li dissi: «Ben mi piace;

non te ne sarò fallace

ch’io non ti dica tutto ‘l dritto.

Io me ne vo in terra d’Egitto,

e voi’ cercare Saracinia

e tutta terra pagania,

e Arabici e ‘Braici e Tedeschi

[e …………………-eschi]

e ‘l soldano e ‘l Saladino

e ‘l Veglio e tutto suo dimino

e terra Vinençium e Belleem

e Montuliveto e Gersalem

e l’amiraglio e ‘l Massamuto,

e l’uomo per cui Cristo è atenduto

dall’ora in qua che fue pigliato

e ne la croce inchiavellato

da li Giudei che ‘l gìano frustando,

com’a ladrone battendo e dando.

Allor quell’uomo li puose mente

E sì li disse pietosamente:

“Va’ tosto, che non ti dean sì spesso”;

e Cristo si rivolse adesso,

sì li disse: “Io anderòe,

e tu m’aspetta, ch’io torneròe”;

e poi fue messo in su la croce

a grido di popolo ed a boce.

Allora tremò tutta la terra:

così·cci guardi Dio di guerra».

A questa mi dipartìo andando

E da lo romito acomiatando,

a cui dicea lo mio vïaggio.

Ed uscìo fuor dello rumitaggio

Per un sportello ch’avea la porta,

pensando trovare la via scorta

Ond’io andasse sicuramente.

Allor guardai e puosi mente

e non vidi via neuna.

L’aria era molto scura,

e ‘l tempo nero e tenebroso;

e io com’uomo päuroso

ritornai ver’ lo romito,

da cui m’iera già partito,

e d’una boce l’appellai,

sì li diss’io: «Per Dio, se·ttu sai

lo cammino, or lo m’insegna,

ch’io non soe dond’io mi tegna».

Quelli allora mi guardòe,

co la mano mi mostròe

una croce nel diserto,

lungi ben diece miglia certo,

e disse: «Colà è lo cammino

onde va catuno pelegrino

che vada o vegna d’oltremare».

A questa mi mossi ad andare

Verso la croce bellamente,

e quasi non vedea neente

per lo tempo ch’iera oscuro,

e ‘l diserto aspro e duro.

E a l’andare ch’io facea

Verso la croce tuttavia

Sì vidi bestie ragunate,

che tutte stavaro aparechiate

per pigliare che divorassero.

Ed io ristetti per vedere,

per conoscere e per sapere

che bestie fosser tutte queste

che mi pareano molte alpestre;

sì vi vidi un grande leofante

ed un verre molto grande

ed un orso molto superbio

ed un leone ed un gran cerbio;

e vidivi quattro leopardi

e due dragoni cun rei sguardi;

e sì vi vidi lo tigro e ‘l tasso

e una lonça e un tinasso;

e sì vi vidi una bestia strana,

ch’uomo appella baldivana;

e sì vi vidi la pantera

e la giraffa e la paupera

e ‘l gatto padule e la lea

e la gran bestia baradinera;

ed altre bestie vi vidi assai,

le quali ora non vi dirai,

ché nonn·è tempo né stagione.

Ma·ssì vi dico, per san Simone,

che mi partii per maestria

da le bestie ed anda’ via,

e cercai tutti li paesi

che voi da me avete intesi,

e tornai a lo mi’ ostello.

Però finisco che·ffa bello.

 

(Da Classici Ricciardi, Poeti del duecento,  

poesia didattica dell’Italia Centrale,

a cura di Gianfranco Contini, Einaudi, Torino 1979)

 

 

    il diario del gattolupesco  9.11.2002-23.3.2003    

                                           

                   

6 gennaio 2004

15 novembre 2003

A - Piangere per tutti o non farlo per nessuno mi sembra una eguaglianza che lascia il tempo che trova, paragonabile alle ipocrite lacrime di coccodrillo. Meglio piangere soltanto per qualcuno.
B - Ottimo. Sei giunto al succo del discorso. Chi è il tuo qualcuno? Il poliziotto? Per me è l'Oecantus Italicus.
 

12 novembre 2003. Se la pubblicità osservasse qualche minuto di silenzio, avrebbe qualche giustificazione per esistere.

6 novembre 2003

Mio nonno era calzolaio. Prendeva le misure dei piedi a cui doveva fare le scarpe. L'industriale costruisce invece le scarpe a cui si devono adattare le misure dei piedi.

 

Karlheinz Stockhausen (Mödrath-Köln, 1928)

Helicopter String Quartet (Salzburg, agosto 2003)

musica fatta a perfetta dissomiglianza di Dio M. Bortolotto, Fase seconda, Einaudi, Torino, 1976, p. 9

Ciò che si arriva a fare col Barocco, d’estate, a Salisburgo, - araldi scarlatti, fanfare luccicanti, campane, organi e vibranti sonorità – sfida a tal punto il ridicolo e ogni descrizione, che non c’è descrizione, ormai, capace di ridicolizzarlo. K. Kraus, Die Fackel, anno XXVII, n. 697-705, ott. 1925, p. 86, citato da Th. V. Adorno in Parva Aesthetica, Feltrinelli, Milano, 1979, p. 133

L’eccesso di effetto, di suggestione senza una causa. Th. V. Adorno, op. cit., p. 138

 

Il sogno di Stockhausen si è avverato. Far volare la propria musica, comporre una musica che vola, comporre mentre si vola. Far diventare musica un battito d’ali? Lo fa altrettanto bene un elicottero.

I quattro elicotteri hanno acceso i motori contemporaneamente, son decollati, e contemporaneamente i musicisti si son messi a suonare,  collegati tra loro con le cuffie, collegati a loro volta con il pubblico seduto davanti a un megaschermo.

Un festival, una celebrazione è il suo posto, il posto della nostra musica colta.

Un posto senza nome, perché poteva essere qualsiasi altro, un non luogo.

Un’organizzazione perfetta, con sofisticati impianti sonori, anch’essi diventati strumenti musicali, e con tecnici del suono, anch’essi diventati musicisti, tutti comandati (a bacchetta?) dal direttore.

I decibel dei violini devono essere amplificati fino ai decibel dell’elicottero.

Ma uno Stradivari potrebbe offendersi.

Lo spazio è l’elicottero in volo; il pubblico è teoricamente in ogni luogo, purché fornito di un apparecchio ricevente. Lo stesso pubblico, in teoria, della radio, della televisione, dei media: vede non visto, sente non sentito, ascolta inascoltato, inerme, col solo potere di spegnere l’apparecchio. Può tossire, grattarsi, camminare, cucinare, spolverare, farsi la doccia.

Non ci sono pause musicali. Se si spegne, l’elicottero cade. Come non ci sono pause musicali in diverse opere di Stockhausen.

Ma c’è musica dove non ci sono pause?

Meno immusicale Cage quando musica il silenzio, anche se lì, anche lì, “mentre tutti credono di assistere a una cosa enorme, non accade un bel nulla” (Th. V. Adorno, Impromptus, Feltrinelli, Milano 1973,  p. 104).

Se hai l’organizzazione alle spalle, puoi far diventare artistico anche il rumore di un martello pneumatico. La stessa logica dello scultore che mette in mostra un lavandino o un ferrovecchio. Dove va a finire la disciplina artistica, la fatica dello studio, le sudate carte?

Anche l’arte è diventata un prodotto industriale. Se non ci stai, non avrai pubblico. Ma è proprio necessario il pubblico? Dio non ha bisogno del pubblico.

Kreuzspiel, Schlagsquartett, Punkte, Klavierstücke, Kontra-Punkte, Zeitmasse, Gruppen,  Gesang der Jüngliche im Feuerofen,  Zyklus, Kontakte, Plus Minus 2x7, Mikrophonie I, Mixtur, Mikrophonie II, Telemusik, Adieu, Stop, Prozession, Hymnen, Stimmung, Kurzwellen, Aus den 7 Tagen, Spiral, …, non ne erano notizie di massa. L’Helicopter String Quartet è bastato poco a farlo diventare notizia, tutti conoscono il rumore dell’elicottero. Tutti sanno che ora è diventato musica.  

“Non potrei mettere in scena un semplice quartetto d’archi perché non ho mai separato forma, contenuto e performance, e perché il quartetto d’archi è una cosa del diciottesimo secolo. Ma poi ho avuto un sogno: ho visto il quartetto d’archi suonare in quattro elicotteri, nel cielo”, così Stockhausen al suo produttore Hans Landesmann. (Christian Zingales, Art Attack, in Blow Up, ottobre 2003, Tuttle Edizioni, Camucia-Arezzo, p. 18).

In simbiosi con l’elicottero, il quartetto d’archi apparterrebbe invece al progresso della musica, come se quest’ultimo fosse soggetto al progresso dei mezzi per produrla: “il continuamente nuovo che essa [l’industria culturale] esibisce, resta il rivestimento di un smpre-uguale” (Th. V. Adorno, op. cit., p. 61).

Visto che non c’è più un luogo e un tempo per la musica,  ne componiamo senza tempo e senza spazio, senza ritmo e senza forma.

Cos’è la neue Musik se non una musica elusiva, senza capo né coda?

Stockhausen è uno specialista in suoni elettronici. Il rumore dell’elicottero si trova in qualsiasi sintetizzatore, expander o software musicale. Ma ha voluto suoni di veri e propri elicotteri. La stessa logica di chi porta in scena un elefante invece di farlo rappresentare agli attori.

Non più musica tragica (e se vi dicessi che la musica di Zappa è tragica?).

Ornette Coleman ha prodotto il rumore di una fabbrica con un sassofono, una batteria, un contrabbasso, ed è musica. Costui ha prodotto musica d’elicotteri con un quartetto d’archi, ed è rumore.

Vorrei proprio sapere in che tonalità, se esiste, è il pezzo. Si trova in commercio lo spartito? E per rieseguirlo è necessario tutto l’apparato organizzativo di elicotteri, piloti e tecnici del suono?

Un quartetto che suonasse sull’Everest avrebbe un motivo.

Motivo musicale? No, solo elicotteresco.

Al pubblico si esibisce più elicottero che musica.

Se decidessimo noi, amici, di fare una cosa del genere, ci mancherebbero solo i soldi.

Le pietre greche risuonano del canto di Omero, così come i palazzi della città del sale risuonano della musica di Mozart. Risuoneranno i cieli della musica di Stockhausen? Possibile una memoria orale per essa?

Non c’erano bambini tra il pubblico. Come mai non si ammettono i bambini alle manifestazioni artistiche?

La musica come celebrazione! Ben gli sta. Sarà possibile qualsiasi scenario. Un paracadute, una latrina, un sommergibile, un incrocio, un ascensore, un frullatore, sì, un concerto per frullatore e orchestra.

Se un fabbro che batte il ferro sull’incudine ispira una musica a Giuseppe Verdi, questa ricorda (vorrei dire ‘nobilita’) il lavoro del fabbro. Ricorda (ma vorrei di nuovo dire ‘nobilita’) il lavoro dell’elicotterista e del tecnico del suono la musica di Stockhausen?

Sappiamo cosa ne avrebbe detto Adorno. Sappiamo cosa ne avrebbe fatto Zappa.

Se l’arte ha una funzione sociale, col quartetto per elicotteri ci siamo vicinissimi.

Finalmente una musica “libera da finalità pratiche” (Th. V. Adorno, op. cit. p. 104), ma che sublima anche finalità pratiche. Insomma, ragazzi, il rumore dell’elicottero non è brutto, è un bello musicale.

“Per sapere sul serio se un’opera d’arte è buona o cattiva, occorre capirne la tecnica specifica” (Th. V. Adorno, op. cit. p. 44). Qual è la tecnica specifica di un’opera come questa?

Non è riproducibile senza un enorme capitale, e non ne abbiamo neanche lo spartito.

Vorrei proprio leggere i critici che l’hanno giudicata un’opera geniale.

                                            4 novembre 2003

 

29 ottobre 2003. Se si sostituisse il Crocifisso con la bandiera americana non cambierebbe nulla nell'attuale senso comune degli umani.

25 ottobre 2003. Infelici i gatti di città. Non solo li castrano, ma li portano dal veterinario al primo sintomo di nervosismo. Gli uomini hanno deciso che gli animali devono vivere come loro, non come animali.

24 ottobre 2003. Se Stockhausen si ubriacasse, non produrrebbe quartetti per elicotteri.

23 ottobre 2003. Come mai si sporcano muri e si graffiano impunemente rami e tronchi d'alberi, mentre nessuno, neanche un bambino, si permetterebbe di sporcare o graffiare una macchina? Umana, troppo umana la morale.

22 ottobre 2003

Noi gatti non sappiamo che farcene, le macchine non servono né alle amebe né alle balene. Servono agli uomini, e solo a una parte degli uomini. I dinosauri se la riderebbero.

19 ottobre 2003 domenica

Il solo farne parte è un'ingiustizia (Adorno) . Dunque, l'unica giustizia possibile è lasciare tutto e ritirarsi in una grotta.

14 ottobre 2003

Riprendo a scrivere. Molti nuovi amici nel cortiletto retrostante la casa. Un famiglione di gatti.

1 agosto 2003

La forza era sollevare un peso, adesso è mostrare la propria auto.

25 luglio 2003

Gli uomini hanno la libertà di parola, ma non hanno nulla da dire o dicono solo puttanate.

24 luglio 2003

Marte splende rosso tra stelle bianche. Lo guardano i gatti?                                                                         

16 luglio 2003

Costoro chiedono scusa se ripetono una stessa parola in una stessa frase  o se scappa loro una qualche allitterazione. A me le ripetizioni piace ripeterle, mi piace ripetere parole con lo stesso suono. Del resto, il miao di noi gatti è sempre lo stesso, ma, in contesti e intonazioni diverse, esprime più di cento frasi ben fatte.

13 luglio 2003

Oggi è morto Benny Carter. Eaisy money?

29 giugno 2003

Il teatro è dire che, se vengono altri cadaveri, si è a teatro (Dylan Thomas). Se non si vuol ricevere qualcuno, dire che si è andati a teatro è un'ottima scusa.

 

5 giugno 2003. Fuori da dentro (Barba) e dentro da fuori (Zappa):

 La casa delle origini e del ritorno
Discorso in occasione del conferimento della Laurea Honoris Causa dall’Università di Varsavia, 28 maggio 2003
di Eugenio Barba

 

Rettore Magnifico, professori, autorità, studenti, signore e signori,
permettetemi, come segno di gratitudine, in questa cerimonia che onora i miei compagni dell’Odin Teatret e me, di ricordare gli inizi: le prime parole di un noto testo teatrale:

- Merdre!

Il più conosciuto fra gli incipit del dramma europeo, forse andrebbe evitato in questo solenne consesso. Ma non si può, perché questa sorprendente escla-mazione è, senza dubbio, la più significativa.
La provocazione con cui Jarry aprì Ubu Roi, quando fu scritta e detta la prima volta, dovette essere deformata (Merdre!) per risultare accettabile. Oggi, se non fosse deformata e contraffatta, sarebbe talmente banale da passare inos-servata. Questa parola distorta dovrebbe essere scritta sulle bandiere dei nostri teatri, se i teatri alzassero ancora bandiere in cima ai loro tetti, come a Londra ai tempi di Shakespeare.
Quella parola sulla bandiera non è un insulto. È un rifiuto. È questo che il tea-tro, lo sappia o no, dice al mondo che lo circonda. E, per dirlo con efficacia e coerenza, deve allontanarsi dal linguaggio quotidiano, rielaborarlo e situarlo in uno spazio paradossale.
Lo spazio paradossale è l’unica patria del teatro.
Per questa patria Jarry ha creato un’immagine sarcastica e antitetica, degna di figurare come emblema su una bandiera:

Quant à l’action, qui va commencer, elle ce passe en Pologne, c’est à dire Nulle Part.

Era il 10 dicembre 1896, quando alla ribalta del Théâtre de L’Oeuvre di Parigi Jarry pronunciò queste parole, che possono risultare amare, ironiche, persino disperate – tutto tranne che tristi o provocatorie. Sono allegre e piene di vita-lità, come l’humour noir che ho imparato a conoscere ed ad apprezzare qui in Polonia. Dovremmo però riflettere su un fatto: quando Jarry mise sulla carta quelle parole gioiose e nichiliste, Nulle Parte lo scrisse con le iniziali maiuscole. Non come un’assenza, ma come un’identità.
La Polonia è la mia patria professionale. L’ho sempre pensato perché qui ho vissuto gli anni fondamentali del mio apprendistato. Qui assimilai la lingua di lavoro, l’atteggiamento critico verso la storiografia, le basi del sapere e le ten-sioni ideali dell’artigianato teatrale. La Polonia fu l’ambiente che guidò i miei primi passi verso il mio destino. Oggi, nel momento del ritorno alla casa delle mie origini, dopo quasi mezzo secolo, mi chiedo se la Polonia non sia rimasta la mia patria professionale soprattutto per la sua forte vocazione a rappresentare per me il reame di Nulle Part.
Che cosa voleva dire Jarry con quell’espressione, nel lontano 1896? Accenna-va soltanto allo smembramento politico della nazione polacca? E a che cosa accennava scrivendo le parole maiuscole? Il greco l’aveva studiato seriamente, a scuola. E in greco nulle part diventa oû-tópos, Utopia. Era anche a questo che alludeva nel suo gaio e vitale humour noir? Noi lo sappiamo fin troppo bene, attraverso le nostre esperienze e la Storia che ha accompagnato le nostre vite, quanto l’Utopia abbia a che vedere con l’humour noir.
Parlo di Jarry, pensando alla mia Polonia di più di quarant’anni fa, ed ecco emergere Witold Gombrowicz e il suo Ferdydurke. Lo sapevamo a memoria. Il libro di Gombrowicz, come un grande mito beffardo, forniva le parole, i paradigmi e le tipologie attraverso cui Grotowski ed io ci parlavamo. Ed imme-diatamente, nel teatro interiore della mia mente, Gombrowicz e Jarry si acco-stano ad un artista che ha popolato di immagini indelebili il teatro del secondo Novecento, e del quale vorrei evocare la presenza: Tadeusz Kantor.
Di nascita e scuola sono italiano. D’educazione politica, norvegese. Profes-sionalmente, polacco. Nel 1963, quando nel teatro-laboratorio 13 Rzedów di Jerzy Grotowski e Ludwik Flaszen dovevo mettere in scena un testo per il mio saggio di regia, pensai alle mie radici, alla Divina Commedia di Dante Alighieri. Progettavo uno spazio teatrale doppio, due palcoscenici ai due estremi della sala, e il viaggio di Dante in mezzo, fra gli spettatori, nello spazio del Disordine - una parola anche questa da scrivere con la maiuscola, come Nulle Part. Cercavo uno scenografo e mi rivolsi a Kantor. Ci incontrammo e parlammo a lungo. Era curioso e gentile. Non mostrò affatto il caratteraccio che si diceva. A Opole? E in quale teatro, al Ziemi Opolskiej? Gli risposi che lavoravo con Grotowski. Ricordo il lampo del suo sguardo. Kantor si alzò senza una parola e mi piantò in asso. Non l’ho più rivisto.
Questa è aneddotica, non è storia. Le rivalità, le gelosie, le glorie e le paure sono schiuma effimera e non vanno confuse con le potenti onde del mare che si accaniscono contro la stabilità della terra ferma.
Se richiamo alla memoria le onde apparentemente scomparse, non faccio l’appello d’una umar³a klasa, di "una classe morta": Tadeusz Kantor, Heiner Müller, Julian Beck, Carmelo Bene, Jerzy Grotowski. Queste onde sono diventate correnti profonde, temperano il clima in cui noi agiamo profes-sionalmente, sono il nostro mondo. Se questo mondo, questo potente reame di Nulle Part, tentiamo di rinchiuderlo nei confini che chiamiamo "passato", siamo noi, in realtà, a morire. Quelle persone apparentemente scomparse non sono i nostri ricordi. Sono il nostro sangue, sono lo spirito vitale che ci man-tiene in vita.
Chi mi conosce lo sa: più d’ogni altra esperienza, per me la Polonia fu Gro-towski,. Non serve ripetere ciò che ho detto già tante volte. Questa cerimonia del 2003 è la scena più recente di un intreccio che cominciò nel 1961, con l’incontro a Opole d’un italiano di 25 anni, emigrato in Norvegia e che aveva molto viaggiato, e un regista polacco di 28 anni che aveva girato poco per il mondo, ma aveva cominciato a esplorare la geografia verticale, conosceva l’arte della politica e della dissidenza e sapeva metterle al servizio della sola libertà spirituale.
Riconosco in Jerzy Grotowski il mio Maestro. Eppure non mi sento né un suo allievo, né un suo seguace. Le sue domande sono divenute le mie. Le mie ri-sposte sono sempre più diverse dalle sue.
Jerzy Grotowski aveva buon senso, per questo era distruttore del senso co-mune e delle illusioni. Era l’uomo del paradosso e trasformò il paradosso in un concreto paese. Conquistò la propria autorevolezza nei territori del teatro. Era un profeta, nel senso originario della parola, perché non parlava in nome pro-prio, ma in nome di un’oggettività poco evidente.
Pose la domanda fondamentale per il teatro del nostro tempo, la più dolorosa e decisiva per il suo avvenire. Il teatro come arte lo interessava solo come punto di partenza, né si illudeva che dall’estetica e dall’originalità dipendesse il suo potenziale futuro.
Chiese semplicemente: che cosa vogliamo farne del teatro?
Le domande profetiche non coniano parole nuove. Sovvertono le espressioni comuni. Quante volte l’abbiamo sentita ripetere questa domanda: "A che serve il teatro?". Le vere risposte non ci raggiungono attraverso le parole, sono fatti.
Che cosa vogliamo farne, del teatro? Dobbiamo rassegnarci ad essere custodi delle sue forme, governati dai turisti, dai funzionari del mecenatismo, dai rego-lamenti del solenne museo dello "spettacolo vivente"? O vogliamo decidere con le nostre azioni perché questo artigianato sia così necessario ad ognuno di noi, che cosa vada estratto da questo prestigioso reperto d’una società che non c’è più, con chi lottare per riconoscere i segreti e le potenzialità del nostro ar-tigianato, come e dove rifondere ed utilizzare i suoi materiali e le sue sostanze?
Grotowski ha trasformato un modo di dire, un disagio diffuso e la scontentezza della gente di teatro, in una vera domanda. E ha risposto con l’evidenza dei fatti compiuti. Ha preso dalla professione teatrale ciò che serviva per creare una rigorosa disciplina di libertà sganciata da legami con qualsiasi metafisica o dottrina. Ha circoscritto una regione molto particolare del reame di Nulle Part: uno yoga senza una mitologia condivisa. Ha tracciato la rotta di un viaggio verticale a partire dal teatro.
Alla radice della domanda fondamentale, Grotowski piantò un totem: la tecnica. Non si riferiva alla manipolazione degli oggetti e delle macchine, ma all’indagine empirica dell’azione umana, dell’essere umano nella sua interezza e integrità. La tecnica era la premessa per un’unione difficile, a volte precaria, di quel che nella vita quotidiana è diviso: il corpo e la mente, la parola e il pen-siero, l’intenzione e l’azione. Il totem era la tecnica dell’attore, cioè della rela-zione fra un essere umano e l’altro. "Attore" si dice al singolare, ma sottintende sempre due persone: senza spettatore non c’è attore – e neppure Performer, anche se scritto con lettera maiuscola. Qualunque sia poi il modo in cui la no-zione di "spettatore" venga da noi interpretata, definita, incarnata o immaginata.
Domande identiche – risposte divergenti. Non è l’ortodossia fedele, ma l’in-contro attraverso le differenze che permette al passato di circolare in noi come in un sistema sanguigno.
Il reame di Nulle Part promette accettazione, ispira senso di isolamento, esala chimere e, in alcuni rari casi, spinge verso la profondità. È questo che la tecnica regala, quando si avanza lungo la sua strada: la consapevolezza che la co-strizione diventa strumento di libertà.
Nel reame di Nulle Part, sentieri che partono da luoghi distanti, si incontrano e si fondono. Altri, che hanno la stessa origine e sembrano indissolubili, si bifor-cano. Possiamo scoprirvi le scale che esplorano, verso l’alto e verso il basso, la geografia verticale. E possiamo trovare fortezze "dalle mura di vento" in cui tecnica e tensioni ideali inventano strategie che ci permettono di vivere nel no-stro tempo senza essere del nostro tempo. Nello spazio paradossale del teatro si possono costruire storie parallele a quella della Storia che ci ingloba e ci trascina, e trasformare in solide relazioni umane valori che paiono solo sogni e ingenuità.
Parlo di fatti compiuti. Basta avere uno sguardo sufficientemente acuto e spe-rimentato per distinguere la storia sotterranea del teatro nel mondo moderno.
Cosa farne del teatro? La mia risposta, se debbo tradurla in parole, è: un’isola galleggiante, un’isola di libertà. Derisoria, perché è un granello di sabbia nel vortice della storia e non cambia il mondo. Sacra, perché cambia noi.
Sperimento il reame di Nulle Part come un regno abbandonato dai suoi re e della sue regine. La sua vita è regolata da molte discipline e nessuna Legge. È il luogo in cui si può dire "no" senza sprofondare nella negazione degli obblighi e dei legami. È il luogo del Rifiuto che non si separa dalla realtà circostante, anzi, dove l’atto di rifiutare può essere cesellato come un gioiello, come una favola attraente, che poi ci sorprende, quando ci sembra che parli di oggi e proprio a noi.
Oggi io sono commosso, perché sono dentro una favola, e questa favola è a Varsavia che mi viene raccontata. Quale luogo può rappresentare il castello delle favole meglio dell’università delle origini del mio percorso professionale alla quale ritorno come doctor honoris causa nel quinto atto della mia vita?
Eppure, in questo stesso momento, rivedo le ossa che i bulldozer scavavano alla luce fra le macerie di Varsavia ancora all’inizio degli anni Sessanta. Appar-tengo a quella generazione di giovani affamati di libri, che quando alzavamo gli occhi rischiavamo di vedere ossa fra la terra e le macerie portate vie dai camion che ricostruivano l’Europa dopo la Seconda Guerra Mondiale. Scopri-vamo un’altra fame, oltre quella per il sapere e i libri. Come se senza leggere non si potesse respirare, ma tutti i libri, poi, fossero lì per nascondere la verità.
Per alcuni di noi che hanno goduto l’eloquenza e la poesia dei libri accanto all’orrido mutismo della ossa degli anonimi assassinati, il teatro è stato un ponte fra la fame di sapere e la fame di quel che si rivela quando si abbandona il sa-pere. Un ponte che si può costruire con metodo, secondo le migliori regole dell’architettura, ma che non è fatto perché ci si fermi su di esso, come se fosse un traguardo.
Sì, il teatro è un’arte. Ma la sua bellezza non basta a rapirci. Quest’arte è stata a lungo svalutata. Poi finalmente è stata apprezzata e premiata come merita. Degli apprezzamenti e dei premi, i miei compagni dell’Odin ed io vi rin-graziamo, commossi. Ma abbiamo visto le ossa. Non si può pretendere che la pompa delle cerimonie teatrali e la loro solennità appaghi la nostra fame. I vasti palazzi delle favole sono fatti per essere visitati e lasciati. Se ci attacchiamo ad essi, ci trasformiamo in figure illusorie nelle mani delle streghe e degli orchi che siamo diventati.
Amo il teatro perché mi ripugnano le illusioni. Non credo che lo scontento – questo spirito di ribellione che mi cavalca - possa alla fine acquietarsi. Quando sembra ridotto al silenzio, sento l’odore della menzogna salire alle nari. Se lo scontento si acquietasse, del teatro non saprei più che farmene.
Ripetere, ripetere, ripetere. L’azione, in teatro, è fatta per essere ripetuta, non per raggiungere uno scopo ed andare oltre. Ripetere significa resistere, op-porre resistenza allo spirito del tempo, alle sue promesse e minacce. Solo dopo essere stata ripetuta e fissata, una partitura può cominciare a vivere.
Cadrà ancora molta neve, il gelo tornerà. Dall’interno di questo laborioso scontento fatto di azioni, applicando questo artigianato della dissidenza che chiamo teatro, i miei compagni dell’Odin ed io ci sforziamo di non cedere alle tentazioni del progresso e all’impeto del tempo. Senza turbamento, con accanto i nostri morti amati e per noi sempre in vita, guardiamo quel che di noi giorno per giorno se ne va.
Ancora una volta i miei compagni dell’Odin Teatret ed io vi ringraziamo. A coloro che hanno oggi venti o venticinque anni, da questa cattedra, non abbiamo altra lezione da trasmettere a parole.

Eugenio Barba

 

30 maggio 2003

Sono sicuro che, se mi busco un tumore, il giorno dopo continuerò al pianoforte coi mei esercizi Aebersold.

26 maggio 2003

Sempre da Aurora, 40:

"Probabilmente fino ad oggi sono troppo mancati agli industriali e ai grandi imprenditori commerciali tutte quelle forme e quei segni distintivi della razza superiore (il corsivo è di Nietzsche), che sono i soli a rendere interessanti le persone: se essi avessero nello sguardo e negli atteggiamenti la distinzione di tratto della nobiltà di nascita, non ci sarebbe forse il socialismo delle masse."

Aurora, 42. Lavoro e noia. Cercarsi un lavoro per un salario: in questo quasi tutti gli uomini dei paesi civili sono oggi uguali; per essi tutti il lavoro è un mezzo, e non un fine a se stesso; per la qualcosa non vanno tanto per il sottile nello scegliersi un lavoro, posto che frutti un buon guadagno. Esistono però uomini rari che preferiscono morire piuttosto che mettersi a fare un lavoro senza piacere di lavorare: sono quegli uomini dai gusti difficili, di non facile contentatura, ai quali un buon guadagno non serve a nulla se il lavoro non è di per se stesso il guadagno di tutti i guadagni. A questa rara specie di uomini appartengono gli artisti e i contemplativi d'ogni genere [...]. [...] lavorare senza piacere è volgare."

22 maggio 2003

Trovo un pensiero di Adorno sul sessantotto, in 'Violenza e tabù' di Christoph Türke, Garzanti, pag. 27:
"Contro quelli che amministrano la bomba atomica, le barricate sono ridicole; per questo si gioca alle barricate, e i padroni per un po' lasciano liberi di giocare".
Non mi sembra una critica al sessantotto. Piuttosto mi sembra un elogio. Osare un gioco del genere!
Ora che anche i giochi dei ragazzi sono finiti!

19 maggio 2003

Tutta la cosiddetta civiltà industriale è in genere la più volgare forma di esistenza che si sia avuta fino ad oggi. (Nietzsche, La Gaia Scienza, 40).

Lunedì 12 maggio 2003

Morto oggi Ted Joans (1928-2003) poeta.

           Jazz must be a woman because it's the only thing that
           Albert Ayler Albert Ammons Albert Nichols Gene Ammons Cat
           Anderson Louis Armstrong Buddy Bolden Ornette Coleman Buster
           Bailey Ben Bailey Benny Harris Ben Webster Beaver Harris Alan
           Shorter Coleman Hawkins Count Basie Dave Bailey Dexter Gordon
           Danny Barker Wayne Shorter Duke Ellington Jay Macshann Earl Hines
           Tiny Grimes Barney Bigard Sahib Shihab Sid Catlett  JELLY ROLL
           Morton Nat King Cole Johnny Coles Lee Collins John Collins Sonny
           Rollins Pete Brown Jay Jay Johnson Dickie Wells Vic Dickenson Ray
           Nance Junior Mance Sonny Parker Charlie Parker Leo Parker Lee
           Morgan Mal Waldron Ramsey Lewis John Lewis George Lewis Pops
           Foster Curtis Fuller Jimmie Cleveland Billy Higgins John Coltrane
           Cozy Cole Bill Coleman Idrees Sulieman Hank Mobley Charlie
           Mingus Dizzy Gillespie Lester Young Harney Carney Cecil Payne
           Sonny Payne Roy Haynes Max Roach Thelonious Monk Wes
           Montgomery Johnny Dodds Johnny Hodges Kenny Drew Kenny
           Durham Ernie Wilkins Ernie Royal Babs Gonzales McCoy Tyner
           Clifford Brown Shadow Wilson Teddy Wilson Gerald Wilson Wynton
           Kelly Huddie Leadbelly Big Bill Bronzy Cannonball Adderley Bobbie
           Timmons Sidney Bechet Sonny Criss Sonny Stitt Fats Navarro Ray
           Charles Benny Carter Lawrence Brown Ray Brown Charlie Moffett
           Sonny Murray Milt Buckner Milt Jackson Miles Davis Horace Silver
           Bud Powell Kenny Burrell Teddy Bunn Teddy Buckner King Oliver
           Oliver Nelson Tricky Sam Nanton Buber Miley Freddy Webster
           Freddy Redd Benny Green jackie Maclean Art Simmins Art Blakey
           Art Taylor Cecil Taylor Billy Taylor Gene Taylor Clark Terry Don
           Cherry Sonny Terry Joe Turner Joe Thomas Ray Bryant Freddie
           Greene Freddie Hubbard Donald Byrd Roland Kirk Carl Perkins
           Morris Lane Harry Edison Percey Heath Jimmy Heath Jimmy Smith
           Willie Smith Buster Smith Floyd Smith Johnny Smith Pinetop Smith
           Stuff Smith Tab Smith Willie 'the Lion' Smith Roy Eldridge Charlie
           Shavers Eddie South Les Spann Les McCann Speckled Red Eddie
           Vinson Mr. Cleanhead Rex Stewart Slam Stewart Art Tatum Erskine
           Hawkins Cootie Williams Lionel Hampton Ted Curson John Tchicai
           Joe Thomas Lucky Thompson Sir Charles Thompson T-Bone Walker
           Fats Waller Julius Watkins Doug Watkins Muddy Waters Washboard
           Sam Memphis Slim Leo Watson Chick Webb Frank Wess Denzil Best
           Randy Weston Clarence Williams Joe Williams Rubberlegs Williams
           Spencer Williams Sonnyboy Williams Tampa Red Jimmy
           Witherspoon Britt Woodman Leo Wright Jimmy Yancey Trummy
           Young Snooky Young James P Johnson Bunk Johnson Budd
           Johnson Red Garland Erroll Garner Jimmy Garrison Matthew Gee
           Cecil Grant Walter Fuller Roosevelt Sykes Slim Gaillard Harold Land
           Pete Laroca Yusef Lateef Billy Kyle John Kirby Al Killian Andy Kirk
           Freddie Keppard Taft Jordan Duke Jordan Louis Jordan Cliff
           Jordan Scott Joplin Willie Jones Wallace Jones Sam Jones Rejnald
           Jones Quincy Jones Philly Jo Jones Jimmy Jones Hank Jones Elvin
           Jones Ed Jones Claude Jones Rufus Jones Curtiss Jones Richard
           Jones Wilmore 'slick' Jones Thad Jones and of course me.....TED
           JOANS/yes JAZZ must be a WOMAN because its the only thing
           that we Jazzmen want to ...................BLOW!!

5 maggio 2003 lunedì

E' come se Dio si preoccupasse di cosa ne pensa di Lui un formicaio.

C'è anche il partito delle macchine pensanti e delle macchine non pensanti. Il pensiero umano è proprio partito.

Se l'intelligenza non si commuove, è stupida. Capito? Capito che una macchina non si commuoverà mai?

1 maggio 2003

Il voto è quanto di più stupido abbia potuto inventare una scuola. Non è Dio un autodidatta?

30 aprile 2003

E' necessaria la danza perchè un qualche dio possa ormai scendere sulla terra.

                                                                    

23 marzo 2003

Divina Simone Weil. Le rubo il fuoco, dalla 'Lettera a un religioso' (Adelphi 1999).

Nell'Iliade, Zeus non ordina alcuna crudeltà. Secondo i greci, "Zeus supplice" abita in ogni sventurato che implori pietà. Yahweh è il "Dio degli eserciti". La storia degli Ebrei dimostra che non si tratta soltanto di astri, ma anche dei guerrieri d'Israele. Ebbene, Erodoto cita numerosi popoli ellenici e asiatici, ma di questi soltanto uno aveva uno "Zeus degli eserciti". Pag. 15-16

In tempi molto antichi devono aver pensato che negli animali uccisi per essere mangiati ci fosse presenza reale di Dio; che Dio discendesse in essi per offrirsi come nutrimento agli uomini. Questo pensiero faceva del nutrimento animale una comunione, mentre diversamente sarebbe stato un crimine, a meno di far ricorso a una filosofia più o meno cartesiana. Pag. 25

18 marzo 2003 ore 23

E' iniziata la carneficina. Intanto continua la pubblicità (la pubblicità non è l'anima del commercio, ma il commercio dell'anima), continuano le partite di calcio, il cinema, l'arte tutta, le scommesse, le polpette, gli amburger, chi se ne frega di quei quattro gatti iracheni? Del resto i gatti di tutto il mondo non potranno mai unirsi. Non ci riescono neanche gli operai. Unirsi dove?

18 marzo.

      La borsa è salita. La borsa è sempre salita all'annuncio o all'inizio di una guerra. Le guerre per costoro sono il migliore degli affari. "Peccato che ci sono dei morti, altrimenti le faremmo più spesso", così ragionano le borse.

The market  is gone up. The market always is gone up to the announcement or the beginning of one war. Wars for capitalists are the best one of the transactions."What a pity that there are of the dead men, otherwise we would make them more often ", so reason the capitalists.

10 marzo

I Greci avevano gli schiavi in Accademia, non la facoltà di Economia e Commercio.

9 marzo domenica

Devo rileggermi il libro di Giona, l'unico testo biblico, con l'episodio di Noè, che ha uno sguardo di Dio dolce verso gli animali.

6 marzo 2003

Basta la voce di una donna amica a render bello il ricordo del giorno.

      Riprendo (e termino) con Asor Rosa:

      "la grande città che ha dominio sui re di tutta la terra" (Apocalissi 17.18).

      Il potere è bello, è seduttivo ed ha la parola mielata come l'Anticristo, sa ricoprirsi di ongi sorta di giustificazioni e di attrazioni, che crescono quanto più il potere si moltiplica e si estende oltre i confini dell'immaginario possibile. Il potere in sè, quando è sterminato, suscita l'adulazione servile degli uomini, e gli uomini si adattano volentieri a riverirlo anche quando il potere non glielo chiede. Pag. 75

      Mentre tutto il mondo vuole diventare occidente, io mi chiedo come fare per uscirne. Pag. 98

       

4 marzo 2003

Su quest'altro sito, invece, libri gratis:

NOVITA' E-BOOK!!!
   e su quest'altro, http://homepages.gold.ac.uk/ianstonehouse/plist.html, anche disegni volpeschi e lupeschi. Questo l'ho usato come copertina del mio CD 'esercizi Aebersold':

 

 

3 marzo 2003

Su questo sito, , c'è l'elenco di tutti gli enti italiani, privati e pubblici, che sezionano animali vivi. Li chiamano 'istituti di ricerca scientifica'!

28 Riprendo con Asor Rosa.

Tra verità e fortuna mondana c'è una contraddizione insormontabile. Pg.43

Tra il conoscere e l'essere persuasi  prevarrà sempre, nella generalità delle persone, la seconda tendenza. Pg.44

La suprema ingiustizia della forza deve trovare conferma anche nell'intero corso storico che ci precede. Siccome si dimostra, in base ai recenti avvenimenti, che la giustizia non può vincere, arriviamo fino a dimostrare che essa è ed è stata ingiustizia. Gli americani sono stati sconfitti in Vietnam ingiustamente, cioè a cagione di princìpi e valori, che si sono in seguito sbagliati ed iniqui, nel quadro di una ricostruzione globale-provvidenziale dell'intera storia umana, che dall'esito della guerra del Golfo (finalmente!) prende 'inizio' e riceve luce. In questo modo, a voler essere esatti, non è solo la guerra del Golfo ad essere (a poter essere) riletta in linguaggio diverso, ma - su, su, su, tutto, fino alla bomba di Hiroshima, fino alla conquista del West, fino all'ormai collaudata impresa di Colombo, il cuisenso risulta chiaro e lampante solo ora. Pg.49

Non importa ciò per cui si combatte, ma se si vince o si perde. Questo è veramente un principio imperiale. Pg.49

[...] quando le forze dei singoli si aggregano in combinazioni colossali, le motivazioni e le scelte individuali scivolano in secondo piano, si celano o addirittura scompaiono dietro il sipario delle grandi rappresentazioni storiche. Pg.59-60 [Commento: si deve per forza dare ragione a Hegel].

L'aspetto catastrofico di questa vicenda, è che l'ebraismo, per diventare Israele, ha accettato anch'esso e fatta propria, per la prima volta nella sua storia in quanto ebraismo, la grande eredità dell'Occidente. Pg.70

26 febbraio

Anche Dario Fo s'è unito al coro di elogi per il solito giullare di corte che, anche lui, è morto. Ma non eri, Fo, una voce fuori del coro?

25 febbraio 2003 Il discorso di Asor Rosa si fa sempre più potente, almeno per noi gatti (a proposito, nessun umano s'è mai preoccupato della sorte dei gatti sotto i bombardamenti, a totale e a sempiterna vergogna dell'uomo, neanche un articolo di giornale sull'argomento, neanche un servizio, un documentario, un trafiletto):

conoscere è nutrisrsi (p.42 Commento: noi gatti lo sappiamo da sempre, ma Giovanni l'evangelista non è riuscito a farlo ricordare agli uomini)

Il sapere, per diventare scienza, deve accumularsi in tutte le fibre dell'organismo  (ecc., p. 42, andate uomini a leggervi il passo, è inutile che stia qui a perder tempo a trascriverlo tutto, noi gatti viviamo proprio tale sapere).

Marsilio Ficino. Pag.43 Non viene, Marsilio Ficino, liquidato in poche o molte chiacchiere su qualsiasi testo di storia della filosofia?

 

24 febbraio, riprendo da pagina 34 (Asor Rosa):

Bisogna risalire ai tempi della terra di conquista fra Pizarro e gli Incas per ritrovare un gap tecnologico come quello che ha diviso i belligeranti  nel Golfo. Pag.34

Il massimo livello del sapere umano per ottenere il massimo possibile di massacro senza schizzare di sangue l'obiettivo del teleoperatore[...]. Pag.34

Non ci si può consolare pensando che che tutto l'eroismo di questa guerra è consistito nell'aver schiacciato con il tacco uno scarafaggio. Pag.34-35.

Sono bastate poche immagini televisive [...] per convincerci che non a una guerra avevamo assistito ma ad una feroce messa a punto delle "distanze storiche", delle gerarchie sociali e civili (e forse razziali) a livello mondiale: un grande affresco, tracciato con mano possente, che ridisegna i rapporti fra gli uomini, fra tutti gli uomini. Pag.35

Se un soldato non puó che vincere, non è un buon soldato, è un buon macellaio. Pag.37

E' stato notato di meno, - et pour cause, - che la perfetta regia della rappresentazione ha eliminato del tutto la morte. Pag.37

Di questa guerra noi naturalmente sappiamo quanto stampa e televisione per i soliti canali ci hanno mostrato[...]. Pag.37

Ma se uno riesce a cancellare dalla guerra il sangue, il puzzo, l'orrore dei corpi umani dilaniati e in disfacimento, se tra i vincitori trionfanti e l'umiliazione dei vinti scompare ogni traccia del prezzo pagato, avremo fatto un altro passo avanti nella precisa delineazione del "nuovo ordine" fondato sulla guerra. Pag.38

 

sempre 24 febbraio - Se Manzoni è tradotto in Spagna, da quando, da chi, come. Se in Spagna conoscono Manzoni come noi conosciamo Cervantes. Accostamento blasfemo. Scusatemi.

 

24 riprendo con Asor Rosa:

capitolo V Macellai, bene organizzati. Pag. 33

Viene a mancare, anche sul terreno puramente militare, il carattere di  disfida, di conflitto, appunto, che ogni guerra, fino al Vietnam (nonostante tutto), ha avuto. Pag.33

Non è stata combattuta nessuna vera battalglia. E' stata inflitta, piuttosto, una punizione (coerentemente con l'impianto etico-poliziesco di tutta la vicenda: "punire", affinché tutto ciò non si ripeta). sempre 33

[...] bisognerà riconoscere che non è giusto parlare di guerra ma di massacro. Ancora 33.

E massacrare un esercito in fuga è quasi altrettanto osceno che buttare un'atomica su di una città indifesa (esercizio nel quale, del resto, gli Stati Uniti non sono del tutto privi di esperienza). Pag.34

Troppo interessante, costui ragiona come un gatto, e come un gattolupesco. A domani. Ancora sulla pagina 34.

23 febbraio 2003

Letto in Asor Rosa, Fuori dall'occidente (Einaudi 1992, 125 pagine):

Mi sembrava incredibile [...] pag.VII

Le specie animali non sono molto cambiate, sono cambiati gli elementi in cui si trovano [...] pag. VIII

Con la guerra del Golfo, per la prima volta nella storia, tutto l'Occidente è compatto e tende sempre di più a coincidere con il mondo. Pag.3 [Commento: non proprio tutto l'Occidente, ma tutta la borghesia mondiale].

La "pace" coincide con l'accettazione di questo "nuovo ordine". Pag.4

Lo scenario con cui oggi ci misuriamo è il capitalismo come "sistema naturale".

L'umanità non ha più neanche il diritto a quel movimento liberatorio, - per quanto sovente ambiguo e morboso, - che è l'"orrore della guerra", trasmesso con notizie, resoconti, immagini. Tutto e Niente combaciano [...]. pag. 13

[...] fa coincidere la giustizia con la "legge del vincitore". Pag.13

L'Occidente [commento: la borghesia, non importa se occidentale o del mar glaciale artico] non ha più bisogno di giustificare le sue azioni di fronte alla storia, [...] esso si autogiustifica. Pag.14

Chi sta in mezzo ai clamori del mondo perde più facilmente la nozione sia del passato che del futuro. Pag.16

Esiste un esercito [...] in grado di intervenire in ogni momento in ogni punto del globo. Non sono d'ostacolo né i torridi del deserto né i polari. Pag.24

Quando sulla scena mondiale c'è chi può decidere ciò che vuole,  è il quadro del diritto internazionale che si modifica radicalmente. Pag. 24

Dunque, per la prima volta nella storia, c'è uno Stato che può farsi,  da solo, giudice, gendarme e boia di qualsiasi conflitto a livello mondiale. L'unità dell'Occidente [commento: della borghesia] consiste nell'accettazione di questo stato di cose, anzi, più esattamente, consiste in questo stato di cose. Quello Stato può, da solo, decidere se qualcuno ha infranto le leggi, giudicarlo, perseguirlo e schiacciarlo. Pag. 25

Neanche questo s'era visto mai prima nella storia. Pag.25

Il diritto internazionale è cambiato. Oppure, all'improvviso, se ne è rivelata fino in fondo la vera essenza. Pag. 26

Ciò che risulta evidente dalla descrizione di Giovanni [l'Apocalissi] è che la guerra serve per punire l'uomo, non per redimerlo. Pag.29

Per questo i massacri son di fronte ai nostri occhi, - e noi non li scorgiamo. Pag. 32

(I commenti sono del gattolupesco. Il sottotitolo del libro è: "ovvero ragionamento sull'Apocalissi". A domani il seguito).

 

1 febbraio 2003 Sono contento ché mi sono finalmente lavato i piedi. Nietzsche aveva ragione.

31 gennaio 2003 No, non può più parlare Pasolini. Tutto tace.

23 Giovedì. Ho salvato uno di quei pochi insetti che resistono all'inverno. Passeggiava sulle piastrelle lisce del pavimento. L'ho messo in un vaso tra le piante della mia mansarda.

22 mercoledì Il capitalismo è dare allo schiavo l'illusione di diventare padrone.

21 martedì Oggi non riuscivo ad aprire questo sito. Come scrivere su questo diario? Misteri di internet e della sofisticata tecnologia che gli sta dietro. Bel vantaggio scrivere e pubblicare immediatamente!"Ma vale il gioco la candela rispetto a quando scrivevi e pubblicavi solo dopo morto?

20 gennaio  C'era un sole oggi che pareva una luna diurna. Tra uno spesso strato di nuvole alte il disco solare non dava fastidio guardarlo. E guarda un po', mi son detto, ha quasi lo stesso diametro della luna. E pensare che all'alba o al tramonto il sole sembra più grande di quando è in alto.

19 gennaio 2003 'Ste e-mail in inglese che insultano la mia posta elettronica! Perché non me ne arrivano, che so, dalla vetusta India? Almeno ne leggerei la nobile lingua prima di cestinarle.

Ho la sensazione che la dialettica sia un apparato concettuale che somiglia più a una
maschera o a un paramento sacerdotale che un metodo conoscitivo/interpretativo,
basterebbe porsi dall'alto dei trilobiti (4-500 milioni di anni fa) per mandarla a zampe per aria.

18 gennario 2003  "In questo mondo l'anima è sprovvista di conoscenza, tranne quando è ormai in punto di morte; in quel momento fa un'esperienza analoga a quella provata da coloro che si sottopongono all'iniziazione ai grandi misteri". Plutarco, fr.178  

17 gennaio 2003  'Sti grattacieli mi fanno schifo. Come fanno a essere belli? Vedo bello un pagliaio, un nido, una ragnatela, mai una torre di Babele. Che possano tutte crollare come castelli di carta.

           These skyscrapers make me nausea. How they make being beautiful? I see a straw pile, a nest, one beautiful net, never one tower of Confusion. That all can collapse like paper castles.

           Diese Wolkenkratzer bilden mich Übelkeit. Wie bilden sie Sein schön? Ich sehe einen Strohstapel, ein Nest, ein schönes Netz, nie ein Aufsatz vom Durcheinander. Daß alle wie Papierschlösser einstürzen können.

11 gennaio. Pura illusione che la ragione abbia potere. Solo il potere ha ragione. E vale solo la ragione di chi ha potere. Noi gatti potremmo far valere i nostri diritti solo se possedessimo la bomba atomica. Intendo il diritto al buio notturno. Ovunque lampioni che ci impediscono le cacce notturne. Intendo il diritto ad avere un nostro spazio. Ovunque lo spazio è occupato dagli umani. Che sia il signore della terra potrei anche accettarlo. Ma un vero signore tratta bene i propri servitori.

8 gennaio 2003 merc.  Assolutamente impossibile organizzare una moltitudine in una nazione popolosa, ricca e fiorente, se si bandisse ciò che noi chiamiamo male naturale e morale. Letto ancora in Bernard Mandeville.

6genn2003 lunedì. Più che una scienza, la sociologia è diventata una fonte di documentazione poliziesca. Alla faccia dell'illusione ottocentesca.

4genn2003. Oggi ho fatto un affare. Ho saputo la temperatura in gradi centigradi di quando sono nato. Gratis. Sì, perché gli umani, per una simile notizia devono pagare una società di meteorologia.

3 gennaio 2003
L'uomo è ipocrita, va anche al funerale del proprio nemico.
The man is hypocritical, goes also to the funeral of his own enemy.
Der Mann ist heuchlerisch, geht auch zum Begräbnis seines eigenen Feindes.
2 genn2003giovedì
Ieri è morto Giorgio Gaber.
Ascoltando musica buona noi gatti dormiamo.
Ascoltando musica cattiva, scappiamo, saltiamo, ci arrampichiamo sulle tende.
Alla musica di Giorgio Gaber ho fatto bei sogni.
Yesterday George Gaber is died. Listening to goodmusic we cats sleep. Listening to bad music,we flee, we jump, wescramble up on stretches. To music of George Gaber I have made beautiful dreams.
Gestern George Gaber gestorben.Wenn wir Katze hören gute Musik, wir schlafen. Wenn wir  hören schlechte Musik, wir fliehen, wir springen oben auf Ausdehnungen. Zur Musik von George Gaber habe ich schöne Träume gebildet.
1 gennaio 2003   Gli umani, a parte matti e animalisti,  non ci fanno gli auguri di buon anno. Del resto gli auguri non ci interessano, ci bastano i nostri convenevoli.
 
Dov'è che Giordano Bruno dice che l'uomo non è l'essere più saggio e che ci sono animali più saggi di lui? Certo, noi gatti non lo siamo più di lui. Ma se penso agli elefanti, ai delfini, e, tra gli insetti, ai mantodei...
 
29dic2002  23:47     Quanti "ti amo" equivalgono alle fusa di un gatto? Non lo so, ma io mi fido delle fusa... (intrusione di delirium).
                    How many "I love you" they are equivalent to to the melted of a cat?  I do not know it, but i trust myself of the melted... (delirium the intruder)
 

 
                
 
Da oggi nuovo computer, più veloce, più capiente. Più affidabile?
 
 26dic2002 Santo Stefano, lapidato, un ragazzino, prima di spirare pregò che il Signore per cui moriva non se la prendesse coi suoi lapidatori.
23dic2002lunedì   Sembra che gli umani non riescano a conoscere nulla con la propria vista, udito, tatto.
          Per conoscere devono aprire un libro.
O peggio, un giornale; oppure devono accendere la radio o il televisore.
Non conoscono nulla, insomma, senza soldi.

It seems that the humans kannot know nothing with the own sight, hearing, tact.
In order to know they must open a book.
Or worse, a newspaper; or they must turn on the radio or on the television set.
They do not know null without money.

Es scheint, daß das Menschen kannot nichts mit dem eigenen Anblick, Hörfähigkeit, Tact wissen.
Um zu kennen, müssen sie  ein Buch öffnen.
Oder schlechter, eine Zeitung; oder sie müssen den Radio oder auf dem Fernseher einschalten.
Sie kennen nichts ohne Geld.
 
21 dic2002sabato     I ladri rubano per procurarsi da vivere o per altro. Il ristoratore o il negoziante che li accoglie nel proprio locale e accetta il loro denaro, ben sapendo come se lo son procurato, è un briccone quasi quanto i suoi clienti. Letto in Mandeville.           
 
19 dic.2002 venerdì             Sto ascoltando Archie Shepp. Andrò a dormire sapendo che c'è ancora qualche Musa rimasta sulla terra.
I am listening to Archie Shepp. I will go to sleep knowing that there is still some Musa remained on the earth.
Ich gehe zu schlafen, wissend, daß es weiterhin irgendeine Musa blieb auf der Masse gibt.
 
17 martedì     Gli esperimenti sul comportamento degli animali da laboratorio si riducono tutti a premere un pedale.Con noi gatti non ci provano ancora. 
  The experiments on the behavior of the animals from laboratory reduce all to press a pedal.
With we cats still do not try to us.
 
Die Experimente auf dem Verhalten der Tiere vom Labor verringern alle, um ein Pedal zu betätigen.
Mit uns Katzen noch nicht. 
 
            15.12.2002 domenica/Sonntag     Se anche noi volessimo un medico per ogni mille abitanti, non basterebbe un mondo pieno di veterinari.
 
           14.12.2002    Gli umani si salutano dopo essersi indagati con gli occhi.
            Sembra che chi saluta per primo è inferiore a chi risponde al saluto.
                        Noi salutiamo le loro gambe, senza per questo
                         sentirci inferiori.                                            

           The humans greet themselves after are
themselves inquire to you with the eyes.
He seems that who greets for first is inferior to who answers to the salute.
We greet their legs, without for this feeling to us inferior.

Die Menschen grüßen sich, nachdem sie
selbst sich erkundigen zu Ihnen mit den Augen.
Es scheint, dass der für zuerst ist minderwertig grüßt zu, wem auf den Gruß antwortet.
Wir grüßen ihre Beine, außen für dieses Gefühl zu uns minderwertig.
 

            13 dicembre 2002
                                  I gatti sono fortunati, non hanno il diritto di voto.  
 'sto coso è proprio inaffidabile
            ti permette di scrivere e pubblicare immediatamente
            ma t'impedisce di scrivere per ben due settimane
 
                                                                         
 
            6 dicembre 2002
            Nebbia e pioggia. Nulla di più fastidioso.
             
            5 dicembre 2002
            Cos'era l'anno scorso? Un lunedì? un giovedì come quest'anno? Capita un giorno di giovedì
            lo stesso anno, lo stesso mese, la stessa settimana, lo stesso giorno? Non è nata Babele da
            una domanda del genere?
            Lo Spirito Santo ha risolto tutto: tutti capivano tutte le lingue!    
            
            4 dicembre
            Questa è la più bella parentesi che ho letto negli ultimi anni, è presa dall'ultima
            e-mail di un mio amico:
            "(anche se io non mi vergogno affatto se il mio cane Bilbo mi guarda mentre faccio la doccia
            e ho spesso l'impressione che sia lui a vergognarsi se lo guardo mentre fa i bisogni sul prato!)".
            E' talmente bella, che ve la traduco in inglese, con il traduttore:
            "(Even if i do not be ashamed myself completely if my dog Bilbo looks at me
            while do the shower and have often the impression that is be ashamed he itself
            if look at it while does the needs on the meadow!)"   
 
            3 dicembre 2002
            'sto coccio di computer è proprio inaffidabile,
            per ben due settimane non sono riuscito a scrivere nulla
            non ho capito nulla di come funziona 'sto macchinario
            è come se uno scrittore dovesse conoscere gli atomi della sua penna
            e la fisica delle sue particelle
          
            19 nov 2002 martedì
            Se Dio ha creato il gatto perché l'uomo, accarezzandolo, possa
            immaginare di accarezzare una tigre, è certo che Dio ha creato l'uomo perché
            il gatto si possa strusciare alle sue gambe.
            
            17 novembre 2002 domenica
            Gli umani non dicono "ho visto un gatto", ma "ho visto quello che è un gatto",
            non dicono "la coda del gatto", ma "la coda di quello che è un gatto".
            Hanno preso l'abitudine di mentire dicendo verità complesse.
            
            16 nov. sabato 2002
            A me i ricchi non piacciono (del resto non piacevano neanche a Gesù Cristo).
            Non mi piacciono le loro case, si scivola sui loro pavimenti, s'impedisce
            di grattarci le unghie alle poltrone, un carcere insomma.
            Neanche i loro giardini mi piacciono, non ci sono topi, né insetti, né lucertole, né nulla. 
            E' vero, si mangia bene e non si soffre il freddo, ci tengono puliti,
            al minimo starnuto ci portano dal veterinario.
            Ma conoscete la storia del topo di campagna e del topo di città.
            Ne potrei raccontare una analoga sui gatti di città e di campagna.
            Ci castrano, castrano maschi e femmine, non sopportano i  nostri laceranti miagolii d'amore.
 
               Non vi ho detto che sono un maestro in tutte l'arti?
                    Vi presento la mia tarantella composta al computer,
                     in mezzo alle schifezze umane che noi gatti
                    dobbiamo sopportare (cliccare su  | |   per interrompere):
 
                                           
                
            
 
            15 nov 2002
            Secondo gli umani io sarei un gatto italiano (l'Italia di Dante? Di Leopardi?).
            Ma se fossi in Inghilterra sarei un gatto inglese.
            (E anche qui, di quale Inghilterra?).            
            Il guaio è che fra poco, e già succede ad alcuni gatti, chiederanno la carta d'identità pure a noi.
            In pratica, la società degli umani è diventata la società del mondo, dei gatti, dei cani, delle pulci dei cani
            e di ogni cosa vivente e non vivente... Se noi gatti avessimo avuto lo stesso privilegio, il mondo miagolerebbe,
            ma non sarebbe coperto di stupide ragioni.
            
            14 nov 2002
            Meno male, noi non abbiamo tutti 'sti problemi di fumo. Noi non fumiamo, anzi scappiamo da chi fuma o da
            stanze e strade affumicate. Se gli umani fumano è perché dopo aver mangiato e bevuto, non sanno che fare.
            Oppure non sanno che fare e accumulano. Se accumulassero per l'inverno, come le formiche, li capirei.
            Forse accumulano per paura dell'avvenire.
            Se sapessero gustare un solo raggio di sole o l'immobilità assoluta o, almeno, sapessero gustare le loro fantasie...
            
            13 novembre 2002 mercoledì
             Perché non provano a lavare i denti ai gatti?
             Non siamo così malleabili come i cani, che, pur con una certa insofferenza, se li fanno lavare.
             Mah, temo che gli uomini si lavino i denti da quando mangiano carne. Hanno denti da frugivori.
 
            12 novembre 2002 martedì
             Il copyright?  
     Gli umani lo hanno inventato perché ogni loro idea potrebbe essere quella di un altro.   
     Con la loro mania della proprietà, considerano anche le proprie idee come le proprie case,
     la propria moglie, la propria bottega.
     Non sono idee schiave?                                                                         
     Mi chiedo di quante cose siamo proprietari noi gatti.
 
            11 novembre 2002
            Non capisco come i cani si siano abituati a viaggiare in macchina.
            Si spostano senza muoversi! S'impigriranno come gli umani.
            
             Indirizzi
            http://www.alangattamorta.it
            Non ha nulla a che vedere con i gatti, ma è un gran maestro in acquerelli, per non parlar del resto.
            Dopo aver letto il suo libro, ho sognato di stare nel suo studio, ad osservare il fumo del suo sigaro,
            a strusciarmi alle sue gambe, a giocare coi suoi pennelli. Il suo modo di lavorare mi ispira. Ecco un suo acquerello:
                                                              
 
            23.00 10/11/02
            Voglio ricordare un mio antenato, il gattolupesco giullare, agli albori della letteratura italiana.
            Non ricordo che pochi versi del suo 'detto': "Sì come...", mi pare che iniziasse.
            Devo guardare nella mia libreria. O consultare qualche sito. 
            Intanto eccovi la mia firma.                      
 
 
                                                                   
            
            18.24 10/11/02
            Maestro come son di tutte l'arti,
            apprendo pure questa dello scrivere
            alla tastiera, in fogli di computer.
            Il webmaster m'ha appena detto un trucco
            per scriver sempre più velocemente.                                                                    
            15.20 10/11/02
            Ora il cielo si sta oscurando. Dopo giorni di freddo,
            ho potuto finalmente farmi un po' di pulizie al sole.
            Non capisco gli umani, non li vedo mai pulirsi al sole. Forse si lavano di nascosto.

            9 novembre 2002
            Perfetto, in quattro e quattr'otto il webmaster mi ha preparato un bello spazio su cui scrivere.
            Inizio subito.
 
            Una bella giornata, con tiepido favonio.
            Mi adeguo, non carta né penna, ma pagine elettroniche e, come penna, la tastiera.
            Mi adeguo pure io, come si sono adeguati gli umani.
            Del resto ci siamo già adeguati a camminare sui tetti, ad appostarci dietro i muri,
            ad arrampicarci sui pali, a dormire sulle poltrone e a mangiare nelle ciotole.
            
            9 novembre 2002
            Ho chiesto al webmaster di crearmi un diario su cui scrivere.
            Saranno graffi, miagolii, ron ron, gemiti, risate, ululati alla luna, mugolii, urla,
            sghignazzate (mica noi gatti siamo persone per bene!).

 

                                                                                    

                      

 

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